10 mar 2014

Perché un Blog?

In effetti, questo è il quesito più gettonato: Perché pubblicare su un blog la propria storia? L’idea del diario virtuale (nome con cui in passato, era definito il blog) nacque nel lontano 2005 proprio su BlogSpot. Ebbene sì, mi riferisco a Note al Margine (questo spiega l’url discutibile che possiede). Non conteneva molti articoli, erano più che altro, scambi di battute con i miei vecchi amici, ai tempi dell’università (Monsieur G e il Signor N)  con qualche foto qua e la. Ben presto lo abbandonai, non avendone comprese le potenzialità. 

Con l’avvento di MSN Messenger, che ti permetteva (oltre al servizio di chat e videochiamata) di costruirti il tuo blog personale, decisi di riprovarci, esattamente l’anno successivo, questo però, conteneva più articoli (che oggi ho riletto con nostalgia) e soprattutto mi ha dato modo di conoscere, per sommi capi, il linguaggio HTML
Infatti, qualsiasi cosa tu volessi inserirci, dall’immagine, alle foto ecc, doveva essere fatto attraverso stringhe di codice. Possiamo dire che da questo punto di vista, la gestione dei blog, oggi nel 2014, è molto più esemplificata. 

A differenza dei miei due blog attuali, non era aggiornato periodicamente, anzi, più che altro, aveva uno scopo estetico (una specie di gara tra chi sapeva strutturarlo meglio).  All’epoca non compresi ancora come gestirlo e nuovamente lo trattai come un diario, inserendoci pensieri personali e la descrizione di giornate importanti, vissute in quegli anni.

Con il passaggio su WordPress, che in quel periodo conservava ancora le impostazioni in lingua inglese, persi la voglia di scriverci e ancora una volta, abbandonai la mia carriera da blogger (oggi è tutto in italiano e sono certa che sia molto più semplice da usare). Bene siamo giunti ai giorni nostri. 

Il problema principale che si pone uno scrittore, che intende appunto far leggere quello che scrive, è: come pubblicare il mio lavoro? Bene, c’erano diverse possibilità da vagliare. La prima era quella di completare il proprio manoscritto e inviarlo a mille mila editori, nella speranza che qualcuno lo trovasse interessante e fosse invogliato a leggerlo. Purtroppo però, il genere che tratto (il fantasy) è un po’ bistrattato dalle case editrici (ho potuto costatarlo, seguendo Masterpiece, il noto programma che trasmettevano a orari improbabili, su RaiTre ma che non ho più guardato dopo alcuni episodi) questo perché si tende a paragonare ogni nuova opera, ai grandi precursori che parliamoci chiaro, sono irraggiungibili. 

Tutto è canonizzato, stigmatizzato e ci si ostina a voler far rientrare il genere, in determinati parametri che con il fantasy non hanno niente a che vedere. Recentemente ho avuto modo di leggere un’intervista rilasciata da George RR Martin (Scrittore della saga “Cronache del ghiaccio e del fuoco" e noto ai più per la serie: Game of Thrones) che esprimeva il suo concetto di fantasy, sottolineando quanto fosse stato influenzato da Tolkien, nel suo modo di scrivere, questo tuttavia, non gli ha impedito di crearsi uno stile personale, che a quanto pare, ha avuto molto successo. 

Ora tralasciando questa piccola parentesi, torniamo all’argomento del post. Ho scartato l’idea di inviare i miei lavori, un po’ perché avevo scarsa fiducia in me stessa (sono umile, forse anche fin troppo) e soprattutto per quanto spiegato prima, così ho cominciato a considerare le altre prospettive che un autore nel 2014, può sfruttare. 

Tra queste l’auto pubblicazione, che comunque ci costringere a mettere mano ai nostri risparmi e per uno alle prime armi, è sempre un azzardo. Oggi però ci sono due modi di auto pubblicarsi, il primo attraverso delle case editrici, il secondo è in formato Kindle su Amazon (link: https://kdp.amazon.com/signin?language=it_IT) espediente che sta spopolando tra i nuovi autori emergenti.

Il mio unico problema tuttavia, era che non avevo un lavoro vero e proprio, completo o meglio, non ne avevo uno che mi convincesse al punto da pubblicarlo, così decisi di inventarmi una nuova possibilità. Pubblicare il mio racconto su un blog, in modo tale da testare se il mio modo di scrivere potesse essere facilmente comprensibile e cosa fondamentale, se quanto da me scritto, potesse suscitare dell’interesse.


Fu così che l’1/7/2013 nacque Lo Scrittoio Segreto, l’inizio della mia nuova avventura. Dopo tutti questi mesi, posso dire di aver appreso molto e ancora ho da imparare, e non priva di alti e bassi, cerco sempre di avere molta pazienza (dote senza la quale, non vai avanti in questo settore). Ho avuto le mie piccole soddisfazioni, tipo le 6000 visualizzazioni o i due riconoscimenti che il mio blog ha ricevuto; "bazzecole" direbbe un saccente, ma non per me. 

Per questo devo ringraziare i miei amici, che hanno sopportato i miei umori cangianti, il mio fidanzato, per la pazienza che mi ha dimostrato, ma soprattutto la mia fan più accanita: mia madre, che non mi permette di battere la fiacca e di mantenere la periodicità del blog :D. Avrei tante altre persone da ringraziare, per esempio le mie zie o tutti quelli che pur non condividendo alcun legame familiare, hanno voluto regalarmi un po’ del loro tempo, leggendo le avventure di Xera, Reilhan ed Elesya. Spero che possiate continuare ad apprezzare il mio racconto e che a voi si aggreghino altre Giovani Leve (il nome con il quale mi rivolgo ai miei lettori). Non voglio dilungarmi oltre, un altro quesito è stato depennato, per ora non mi resta che augurarvi una Buona Lettura.

03 mar 2014

Perché Dalihan?

Quando ho iniziato a trascrivere le avventura della mia Xera, il problema più grande, di fronte al quale ho davvero sudato sette camicie, è stata la scelta dei luoghi in cui ambientare la narrazione. 
Ora, per comprendere secondo quali parametri, scelgo i luoghi del racconto (che al contrario di quel che si può pensare, non sono a caso), bisognerebbe fare un salto temporale e ritornare ai tempi in cui, una Valeria bambina, coltivava la sua passione per i documentari: ricordo Super Quark, per esempio, con grande affetto. 

All’epoca non esistevano interi canali dedicati al genere (National Geographic o simili) quindi quando ne trasmettevano uno, lo guardavo con interesse, senza mai annoiarmi. 
Tutte quelle informazioni che ho acquisito nel tempo, credo di averle interiorizzate e lo stesso vale per le riprese di quei paesaggi da sogno, che incredibilmente, non sono il frutto di qualche film fantasy, bensì luoghi realmente esistenti sul nostro bel pianeta Terra. 

Va da sé quindi che nel momento in cui immagino un ipotetico setting per il mio racconto, mi viene spontaneo associare determinati tipi di ambienti, a delle città che mi hanno particolarmente colpito. Una di queste è stata Dalihan o per meglio dire Dali, prefettura autonoma della provincia dello Yunnan , in Cina.

Desideravo che Xera crescesse in un luogo in cui dominassero le montagne ma, allo stesso tempo, rigogliosa nel verde. Questa prefettura mi sembrava l’ideale e così ho voluto renderle omaggio, citandola indirettamente, nel mio racconto.

Qui di seguito inserirò dei cenni in merito a questa città, tratti dalla guida ufficiale, che potrete leggere attraverso questo link: http://www.turismocinese.it/il-territorio/citta/dali .